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B99 – Archangelo Tzadkiel, Conigli Cosmici
Viaggio di ritorno de L’Universo
Verde oliva chiaro su rosa – si emulsiona nel Viola chiaro

Tu proietti la tua energia vitale quando ti senti bene e quando ami;
la ritiri verso il centro del tuo corpo quando hai paura. 

Wilhelm Reich

Il tema della fiducia è un tema così universale che talvolta mi sembra essere davvero quello dominante nella vita di tutti noi.
Si esprime per ciascuno in modo diverso, ma pare sempre che tutto, nella guida nostra esistenza, sia riconducibile al nostro sentirci amati o meno. Questo aspetto riguarda moltissimo il nostro modo di muoverci e percepirci nella vita e spesso in questo veniamo trascinati da pensieri ed emozioni in maniera del tutto inconsapevole. Crediamo di essere amati e protetti da qualcuno, un momento dopo ci sentiamo delusi, traditi, abbandonati e questo cambia drasticamente la nostra percezione della realtà. Dove un attimo prima eravamo nell’apertura, un momento dopo siamo ripiegati su noi stessi e identificati con il dolore.
Tutti facciamo e abbiamo fatto questa esperienza.
Siamo spesso dentro la così detta dinamica “push&pull” ti do e ti tolgo l’amore, a seconda di quanto mi sento riconosciuto da te e al sicuro, da quanto tu rispondi alle aspettative che ho su di te o invece percepisco delusione, rabbia, rancore e amarezza quando questo non accade.
Nella mia vita ho fatto esperienza di molte dinamiche di questo tipo, mi sono sentita spesso amata e talvolta, un istante dopo, subivo lo shock di scoprire qualcosa che modificava irrimediabilmente la mia percezione. Non è stato sempre piacevole, qualche volta drammatico, ma è sempre stato molto utile per la mia consapevolezza. Ossia per conoscere meglio qualcosa. Conoscerlo nell’esperienza intendo.

Questi eventi mi hanno portata a percepirmi in una posizione di osservatore e la distanza che sono riuscita a saggiare, mi ha aiutata a spostare il punto di vista su questa faccenda. Ho compreso che la mia aspettativa di trovare qualcosa o qualcuno che mi riparassero dal dolore era inattuabile, non incontrava alcun riscontro vero e duraturo e io continuavo a percepire la stessa sofferenza di sempre, la paura, la medesima angoscia di non sentirmi mai al riparo. Io scappavo, cercavo una tregua, tentavo disperatamente di trovare una sicurezza esterna a me, qualcosa che potesse esimermi dal rischio della vita, essa però mi restituiva fatti che non comprendevo mai fino in fondo.
Ad un certo punto le cose intorno a me sono crollate tutte, una ad una, una dopo l’altra, ed era come se ogni cosa a cui mi aggrappassi si dissolvesse tra le mie mani gettandomi ancora più in fondo.
Ero nuda.
Nessun appiglio.
E’ stato bruttissimo, sono un po’ morta a me stessa. Ho pensato che non avrei retto tutta quella paura.
Poi, ad un certo punto mi è arrivata una specie di chiarezza, non mentale, non emotiva, forse spirituale in qualche modo (non so come definirla). Nel senso che era qualcosa che arrivava a toccarmi in un luogo molto intimo e profondo che conoscevo poco, ma che sentivo molto autentico. Incominciavo a percepire che la fiducia che veramente aveva senso nutrire, era quella nella vita stessa. Mi rendevo conto che comunque la vita arrivava, aveva sempre ragione.

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Anche quel dolore aveva un suo motivo di esistere e nel momento stesso in cui stavo comprendendo questo, mi sono sentita per la prima volta amata e al sicuro. Non riguardava persone o situazioni, riguardava la vita stessa. L’esistenza in sé stava già provvedendo a me. Ho imparato che meno perdevo tempo a controllare gli eventi, più la vita si snodava in maniera naturale, anche con i suoi misteri e sapendo anche che esiste una parte di cose che non mi è dato comprendere a pieno nel momento, ho sviluppato una fede in questo flusso, so che la vita mi porta là dove devo essere e meno io intervengo con l’idea di come dovrebbe essere, più questo accade facilmente. Mi è più facile osservare le mie proiezioni, mi è più caro nutrire ciò che è vero per me, mi è più spontaneo disinteressarmi a quello che non mi è affine. Perché è la vita stessa a mostrarmelo, sono meno confusa nel cammino, mi lascio andare ad una semplicità e ad una accettazione più rilassante. Ogni cosa semplicemente accade, ho imparato ad osservare questo con minor giudizio, il senso semmai arriva da solo e quando è maturo il tempo per coglierlo. Non è una ricerca psicologica, è guardare quanto accade come dentro ad una metafora. Gli accadimenti dolorosi, impegnativi, difficili e lontani da quello che la mente immagina o le emozioni desiderano, non spariscono e non diventano più semplici, per niente, ma sono meno condizionata dal timore di controllarli, di accanirmi a voler ricevere la risposta che mi aspetto, ho meno idee su come deve andare e mi godo di più l’avventura del viaggio.