Archivio mensile:Febbraio 2016

Relazioni e interferenze

Le relazioni sono un luogo privilegiato di interferenza.

Possiamo utilizzarle per osservare quanto sia automatico il bisogno di esprimere delle idee, per lo più sull’altro.
Sono idee che provengono dalla mente.
Alimentano pensieri ed emozioni. Ognuno ha il suo personale copione da confermare.
In verità l’unica possibilità che abbiamo è intercettare ciò che c’è momento per momento, ma siamo anche chiamati a risvegliarci dall’illusione dell’efficacia di questa modalità di relazionarci al mondo.
E questa illusione non ha a che fare con l’amore per l’altro. Mai.
Molto spesso facciamo questo perché ricerchiamo una rassicurazione, perché abbiamo aspettative, perché non vogliamo essere coinvolti in qualcosa che non ci piace.
Ecco che così esprimiamo un giudizio, diamo il nostro parere, entriamo sempre più nel mentale e ci allontaniamo dalla vita.
Con questo “fare” alimentiamo il nostro senso di separazione e andiamo avanti una vita così. Separati, spaccati tra come vorremmo che fosse e come è.
Non esistono coppie libere, non esistono relazioni libere, non esistono menti individuali libere.
E’ importante restare svegli a questo meccanismo dell’ego, vedere la cella dentro cui ci chiudiamo e ascoltare quello che c’è veramente dietro le nostre convinzioni.
E’ sempre qualcosa che riguarda noi, mai l’altro.
A volte è necessario percepire attraverso il silenzio, il respiro e la pratica all’ascolto, la pace che esiste al di là di tutte le immagini, le proiezioni.
E’ utile rompere l’illusione, perché è proprio in quella presenza, in quella attenzione sveglia, che risiede l’unica libertà reale che abbiamo a disposizione.

Non credere a nulla

Quando ci si identifica con un sistema, un insegnamento, un insegnate, significa che la mente ha acchiappato qualcosa, all’origine utile per la nostra crescita, e lo ha trasformato nell’ennesimo nutrimento per l’ego.
Lo si può osservare nel senso di separazione che questo crea dentro.

In una parte di noi nascerà infatti la nuova credenza di essere in qualche modo diversi, migliori, più spirituali, più consapevoli, di saperne di più, di essere più avanti di qualcun altro, di appartenere ad un gruppo in cui riconoscerci, finalmente sentendoci al sicuro, alimentando una nuova immagine di noi, attraverso l’ennesima proiezione della mente.
Attraverso questa nuova gabbietta avverrà il solito meccanismo di imprigionare la Vita dentro i limiti dell’io.
L’idea di fare a meno di quel sistema, di quel gruppo, di quell’insegnante ci farà percepire di nuovo persi, il vuoto tornerà a trovarci.

Quindi in fin dei conti era l’attaccamento che ci dava un falso senso di sicurezza.

Disposti o meno a riconoscerlo, questo è quello che frequentemente accade. Disposti o meno a riconoscerlo, questa è spesso la vibrazione che hanno le cose che diciamo, le relazioni che abbiamo.
Accogliere il vuoto è accogliere la nostra vera essenza.
Tutto il resto è provvisorio.
Oggi vedo con chiarezza il senso dell’aver lasciato andare così tante cose e persone nella mia vita.

E del mio non aver mai creduto a nulla.

[Immagine di Shira Sela shirasela.com]

La vera armonia

Leggo articoli sensazionalisti sull’aumento del numero di vegani ad ogni batter di ciglia. Vedo fiorire blog, pagine, siti vegani ad ogni refresh di pagina. In parte ritengo che questo faccia parte di una naturale evoluzione umana e gioisco di questa trasformazione, la nostra salute è strettamente legata a quella del pianeta e viceversa.
Ma credo che non sempre questo cambiamento è accompagnato da consapevolezza e men che meno da una reale armonia.
Tale spinta dovrebbe essere approfondita al di là delle identificazioni, come un pò per tutto.
Essere vegani non significa affatto mangiare in modo equilibrato e men che meno assicura un ordine col pianeta, con l’ambiente e con noi stessi. Anzi, osservo quanto la rabbia ed il giudizio facciano spesso parte del lessico emozionale vegano. Questo mi fa presumere che il cambiamento alimentare non sempre concordi con un cambiamento di coscienza. La mente ha piuttosto creato una nuova etichetta, un ennesimo schieramento dietro cui ripararsi per fuggire al proprio tormento interiore.
L’energia del cibo è qualcosa che vale la pena approfondire, conoscere, sperimentare.
Siamo davvero disposti a semplificare i nostri gusti? Ad avvicinarci agli alimenti per quello che è il loro sapore in natura, rinunciando allo stimolo continuo che ci conforta nel grasso, nello zucchero, nell’esotico, negli stimolanti, nei condimenti? Stiamo ascoltando veramente cosa ci serve mangiare adesso, prendendoci la piena responsabilità adulta dei nostri bisogni e della nostra salute? Siamo aperti ad un sentire qualcosa che va ben al di là di un’ideologia, un’idea? Nel caso delle scelte basate su una motivazione etica, animalista siamo disposti ad accogliere il nostro animale ferito e maltrattato e prendercene cura? Siamo disposti a lasciare andare tutto quello che consegue al cambiare la nostra vibrazione interiore? Parliamo ancora di colpe, di bene di male, di ragione? Crediamo ancora di essere separati da Tutto o anche solo da qualcosa?

Nishime

Nishime è una parola giapponese, che possiamo liberamente tradurre in “stufare a lungo” o qualcosa di simile. Lo stile di cottura Nishime è uno dei più appropriati per aiutarci in questo freddo, conferisce forza, pace e calore. Queste qualità sono in risonanza con quelle che ha la Natura in questo periodo dell’anno, l’inverno, una stagione umida, fredda, intima.

La natura in questo momento dell’anno si ritira, va dentro ed è più silenziosa. Armonizzarci a lei significa non solo consumare prodotti di stagione (quindi evitare pomodori o zucchine, melanzane etc..!) ma anche usare preparazioni, cotture e consistenze che supportano in noi questo equilibrio con l’inverno.
Osserviamo come si comporta la Natura e di cosa abbiamo bisogno davvero adesso. Certamente la prima cosa è calore! Ecco quindi la necessità di cotture lunghe, lente, dove l’energia del fuoco si trasferisce nel cibo che mangiamo e con cui possiamo supportare noi stessi.

Tutto questo contrasta con quanto siamo abituati a credere, in una visione esclusivamente materica del cibo.
Non ha per nulla senso bere tutte le mattine spremute di arance, il crudo è Yin, ossia conferisce freddo, aumenta l’umidità nel nostro organismo e ci rende più deboli, le arance sono frutta (Yin) che cresce nei paesi caldi (Yang), quindi aiuta a raffreddare chi vive in quel tipo di clima.

Può crearci disorientamento in un primo momento, ma questo perché non siamo abituati ad una visione energetica del cibo, qui non parliamo solamente di calorie, osserviamo come il cibo contiene moltissimi aspetti oltre la materia, le calorie blablabla e informazioni fondamentali per la nostra salute.
Ricordiamoci che il cibo ha sopratutto il ruolo di armonizzarci con l’ambiente, la stagione, le esigenze che abbiamo in un determinato momento e in relazione al rapporto dentro di noi/fuori di noi.

P.S. Se avete la fissazione della vitamina C e vi state già allarmando, sappiate che i cavoli la contengono doppiamente rispetto alle arance.